Incendio tragico, indagini della Polizia
Incendio tragico, indagini della Polizia
Cronaca

Donna straniera morta a Metaponto, a Matera vertice sull'immigrazione

La tragedia a causa di un incendio nel "ghetto" della Felandina

La Basilicata si scopre fragile nella dinamica migratoria. Una triste tragedia si è consumata questa mattina a Metaponto, nei capannoni occupati dai lavoratori stagionali che lavorano nei campi agricoli dell'arco jonico. A causa di un incendio è morta una donna non ancora identificata, probabilmente una nigeriana di 28 anni, madre di due figli che sono nel Paese africano.

La donna lavorava nei campi per inviare denaro per la sussistenza della propria famiglia e dei figli.

Su quanto accaduto è stata convocata una riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica alla Prefettura di Matera.

La Questura di Matera ha fornito una ricostruzione della tragedia del "ghetto" della "Felandina". In opifici realizzati dieci anni fa e abbandonati, è nata una cittadella dove vivono almeno 500 stranieri.

Alle 6 circa di questa mattina un incendio di rilevanti proporzioni ha interessato uno dei capannoni industriali dismessi de "La Felandina", siti in Metaponto - contrada Mercuragno lungo la S.S. 407 Basentana, occupati abusivamente da immigrati di origine africana. Oltre ai Vigili del Fuoco, è subito intervenuto personale della Polizia di Stato e delle altre forze di polizia, coordinati direttamente sul posto dal Questore Luigi Liguori.

Al momento del fatto, all'esterno dei fabbricati erano presenti circa 250 cittadini extracomunitari. L'incendio è stato domato intorno alle 9.30 e si è propagato marginalmente anche ad un secondo capannone. All'interno del primo, completamente distrutto, è stato rinvenuto il cadavere della vittima. Non risulta possibile effettuare rilievi scientifici considerate le condizioni parzialmente carbonizzate del cadavere.

Sono tuttora in corso indagini della Polizia di Stato per accertare l'origine e la dinamica dell'incendio.

Il Comitato Terre Joniche ha lanciato un appello collettivo. "Abbiamo bisogno - si legge - ora più che mai di fare fronte comune. Di costruire intorno alle campagne di raccolta dell'ortofrutta nel nostro territorio servizi adeguati, accoglienza, intermediazione di manodopera trasparente ed efficace per garantire sia le imprese agricole che hanno bisogno delle braccia nei campi sia i braccianti che vi lavorano (italiani e non italiani). Il nostro sistema straordinario dell'ortofrutta non può permettersi condizioni barbare da medioevo e le istituzioni non possono lasciare soli i nostri agricoltori e i braccianti a pagare i costi dell'inefficienza, della mancanza di servizi di intermediazione di manodopera, di trasporti, di accoglienza per poi finire, tutti, a pagare lo sfruttamento di prezzo al campo ed a scaricarlo sui più deboli".
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